MATERNITA': GIOIA E DOLORE

25.09.2019

L'hai cercata o è capitata, quelle due linee diventano evidenti, inizia il viaggio. Le fantasie più rosee, le narrazioni di chi ha affrontato il cammino prima di te, gioia, pienezza e benessere, e poi.... Le nausee, capogiri, in casi non molto rari, vomito, acne, capelli crespi o che cadono, bruciore gengivale, costipazione.... E questo è solo un elenco minimo, la pressione che va su o che va giù, affanno, insomma, l'idillio immaginato dov'è? La realtà prende il sopravvento, un'altra persona sta crescendo dentro di te. Fermiamoci a riflettere solo due secondi, è magnifico, miracoloso, ma fa anche paura, magari per un attimo o forse di più, percepisci di non essere più padrona, padrona dentro di te, tutto dentro di te si sta spostando, fa spazio, a quel puntino che cresce e si nutre e respira di te, è magnifico ma, riflettiamoci, fa una paura assurda. Si fa paura come ogni cambiamento, che sia di segno positivo o negativo, il cambiamento spaventa, e ti senti responsabile anche di come ti stendi nel letto, perdi la bussola dei tuoi significati, ogni segnale del tuo corpo non sai più se proviene dal tuo corpo o se dal cantiere che dentro di te si è aperto, e sopporti e ti stupisci e gioisci ma nella solitudine dei tuoi pensieri sei anche preda di angosce profonde. Senti la potenza che ti pervade, una potenza creativa che è tua ma non totalmente, le redini non le tieni più da sola ma le condividi con un altro che ti cresce dentro e di cui percepisci la presenza ma non puoi coordinarti con i segnali che hai sempre utilizzato, la negoziazione, la parola, i significati condivisi, torna a giocarsi tutto su un piano preverbale, tattile, olfattivo, fisico, un linguaggio che hai perso quando la parola ha iniziato a formare i tuoi pensieri, e vivi sensazioni che non sono descrivibili ma che si insinuano in ogni cellula. Allora vivi la meraviglia ma anche l'angoscia e spesso percepisci tu per prima l'irrazionalità dei tuoi vissuti ma non puoi usare la ragione per elaborarli perché il piano su cui si gioca il tutto è un piano che non sottostà alla razionalità è un piano che somiglia molto di più ad un livello onirico dove il senso razionale del tutto lo intuisci ma contemporaneamente ti sfugge è dentro e contemporaneamente lontano fin sulla luna. Allora necessiti di spazio e tempo, di rallentare, di dedicarti a te stessa, di cominciare ad amare quel bambino ancora fantasia e sensazioni prima ancora di poterlo accogliere tra le braccia, e sentirti dire che è normale, che capita a tutte, che sei esagerata, che la gravidanza non è una malattia e non deve limitare o spaventare come se lo fosse, in realtà non serve ad altro che a farti sentire anche sbagliata, colpevole e incapace, isolata. Una donna in gravidanza vive in ogni cellula la potenza creativa e distruttiva della natura e sa di poter fare del bene ma sa anche di poter nuocere e deve imparare a decodificare ciò che crea e ciò che potrebbe distruggere partendo da un linguaggio fatto di segni, e simboli e non di significati razionali, ecco perché la gestazione pretende un rallentamento, un ritiro, una stasi, che purtroppo oggi non è riconosciuta più come normale, fisiologica e auspicabile. In una società che ci insegna ad ignorare il corpo e le sue esigenze in vista della produttività, ci siamo allontanati dal corpo e la gravidanza invece pretende un ritorno ad esso, e oramai non sappiamo più come si fa, abituati a eliminare tutto ciò che richiede riposo, meditazione, lentezza. "La gravidanza non è una patologia" è una affermazione che è nata per mettere un freno alla eccessiva medicalizzazione della nascita, lo scopo era quello di far tornare la nascita ad una dimensione naturale di scambio fisico e psichico tra madre e bambino ed invece è finita a costituire lo slogan primario di una società che la fisiopsicologia della gestazione e della nascita la vuole negare, annullare, eliminando quel necessario ritiro materno atto ad accogliere e sviluppare il potere ancestrale del venire al mondo e del divenire contemporaneamente madre. Ansie eccessive in gravidanza sono campanelli d'allarme importanti e da non sottovalutare e liquidare la questione con frasi come "è normale, succede a tutte" o ancora "quante storie, la gravidanza non è una malattia" non significa riportare la mamma ad un piano di realtà ma piuttosto significa sminuire, ignorare, isolare una persona che ha bisogno di tutto il sostegno possibile esattamente come avrà bisogno di sostegno fisico e simbolico il bambino appena nato. Proprio per questo le mamme in gestazione spesso si sentono sole e non comprese aggiungendo questo vissuto a tutti i vissuti di angoscia che già sono dolorosi in quanto tali ma lo diventano il doppio perché sostanzialmente colpevolizzati. In sintesi il bambino ancora non è nato e già ci si sente incapaci, colpevoli di non vivere solo ed esclusivamente quelle emozioni positive che tutti narrano e vorrebbero da una donna incinta. Gravidanza non è solo gioia e non cambia nulla quanto questa sia stata desiderata e nemmeno che sia la prima o la decima, sarà sempre una esperienza che contiene in sé un'incognita enorme che sfugge al controllo razionale e le madri dovrebbero essere messe in condizione di poter esprimere anche il disagio di questo enorme amore senza sentirsi meno amorevoli e capaci. Ascoltare, accogliere, sostenere una madre in gravidanza anche quando manifesta le paure più assurde, senza farla sentire sciocca, colpevole o incapace, significa aiutare il processo delicato, potente, magnifico e terribile che è quello di venire al mondo.

E voi che esperienze avete vissuto? Quali angosce? Avete sentito di essere accolte?

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Dottoressa Valeria Ria 3923985424

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